cnim.it - Short Newshttp://www.cnim.it/cnimnm/?z=48CONDIZIONATORI: LINEA GUIDA PER LA MANUTENZIONELa manutenzione del condizionatore è un’operazione tanto importante quanto necessaria per migliorarne l’efficienza energetica e per non rischiare di riempire i nostri ambienti con aria insalubre.

In realtà la pulizia principale dei climatizzatori andrebbe fatta a fine stagione, verso settembre/ottobre, per evitare che polvere e sporco si incrostino nell’apparecchio durante la stagione invernale. E per allungargli la vita sarebbe bene proteggerlo, nei mesi invernali, con una copertura adatta.

Ad ogni modo, durante l’utilizzo estivo, è necessario eseguire alcune operazioni principali:

  • pulizia dell’unità esterna e, se è possibile, di quella interna, costantemente sottoposte a polvere e agenti inquinanti (nell’occasione controlliamo anche la stabilità dell’appoggio del motore);

  • pulizia dei filtri, dove è facile che si annidino germi e batteri;

  • verifica di eventuali perdite di gas refrigerante e controllo dei condensatori.

Serve un tecnico per queste operazioni? Per la pulizia del motore e dei filtri non è necessario rivolgersi a un tecnico, ma possiamo fare da soli.

La pulizia delle unità

Tuttavia, se non abbiamo tempo né possibilità di farlo, ci rivolgeremo a una ditta di installazione di condizionatori che ci chiederà circa 40 euro (Iva esclusa) per la pulizia interna ed esterna dell’apparecchio, più l’eventuale costo di prodotti specifici utilizzati.

Se, invece, siamo noi a pulire il motore, assicuriamoci che l’apparecchio sia spento, e provvediamo a smontare la griglia di protezione.

Con un semplice pennello possiamo eliminare la polvere accumulata sulle pale, che poi laveremo con un panno bagnato e uno sgrassatore universale.

Se ci accorgiamo che c’è qualche ostacolo, anche semplicemente delle foglie secche che possono ostruire il motore, usiamo l’aspirapolvere per rimuoverlo: consentiremo così il corretto funzionamento dell’apparecchio nel tempo ed eviteremo che produca rumori fastidiosi.

Se il motore è alloggiato in un posto difficilmente raggiungibile, l’intervento di pulizia richiederà l’utilizzo del compressore e di una scala o trabattello e sarebbe meglio, in questo caso, chiamare un tecnico che eseguirà i lavori in sicurezza.

Per questo tipo di intervento il costo può superare i 100 euro a condizionatore. Per gli impianti multisplit, con diverse canalizzazioni, può essere necessario l’intervento di un esperto che, attraverso l’utilizzo di strumenti e prodotti adeguati, riesce a raggiungere tutti i punti dove può annidarsi la polvere.

Il giallo della “sanificazione” obbligatoria

Il giallo del decreto legge n.81 del 2009. Sulla maggior parte dei siti Internet degli installatori di climatizzatori si fa riferimento ad un decreto legge, il n.81 di aprile 2009, che imporrebbe l’obbligo legale di procedere alla "sanificazione”, ovvero ad una pulizia molto approfondita del condizionatore, ogni due anni.

Ma, interpellati al telefono da QualEnergia.it, gli installatori non sanno spiegare in cosa si traduca quest’obbligo legale, visto che la pulizia ordinaria può essere effettuata anche senza l’intervento di un tecnico e dunque senza alcuna certificazione.

Inoltre cercando informazioni sul decreto legge menzionato ci viene il dubbio che si faccia confusione con il n. 81 del 2008, ovvero con il testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro, che prevede l’obbligo di sanificazione degli impianti, ma di quelli posti in ambienti di lavoro e non di quelli domestici.

Dunque per i condizionatori con una potenza fino a 9mila BTU (British Termal Unit) che equivale a 2,5 kW, non c’è attualmente alcun obbligo di legge, ma basta seguire alcuni consigli pratici per un corretto utilizzo.

Mentre gli apparecchi con una potenza superiore a 10 kW per la climatizzazione invernale e a 12 per quella estiva vengono equiparati agli impianti di riscaldamento e devono essere dotati di un libretto e sottoposti a controlli periodici, come previsto dal D.P.R. 74 del 2013 (vedi QualEnergia.it, Il libretto d'impianto e la bufala della “tassa sul condizionatore” ).

La pulizia dei filtri

Passiamo alla pulizia dei filtri. L’operazione deve essere eseguita con molta cura e frequenza, anche una volta al mese, se facciamo un utilizzo intenso del condizionatore. Possiamo effettuarla da soli, con l’aiuto del manuale delle istruzioni: basta identificare l’alloggiamento dei filtri e capire come vanno sbloccati dalla loro collocazione.

Dopodiché il filtro va lavato anche semplicemente con acqua e un sapone neutro e risciacquato accuratamente.

La fase più delicata è l'asciugatura, che deve essere molto meticolosa ed effettuata in un ambiente chiuso per evitare che il filtro si sporchi nuovamente.

Alla fine possiamo usare prodotti specifici per igienizzare il condizionatore: in commercio se ne trovano di diversi tipi, dagli spray disinfettanti che contengono un principio attivo biocida, alle schiume igienizzanti che possono contenere alcol e solventi.

Questi prodotti sono destinati agli usi professionali, ma si trovano in vendita anche per il consumatore, e costano dai 3 ai 30 euro.

Esistono anche specifiche pastiglie contro il virus della legionella; l’operazione in questo caso è un po’ più complessa perché la pastiglia, che può costare fino a 70 euro, deve essere messa in prossimità del foro di scarico della condensa. In realtà la legionella è più facile che si diffonda nei condizionatori ad acqua, quindi in assenza di particolari criticità si potrebbe fare a meno di questi prodotti per non rischiare di respirare pericolose sostanze chimiche.

E’ bene comunque verificare la lista degli ingredienti, per evitare eventuali reazioni allergiche, facendo attenzione alla provenienza dei prodotti e diffidando di quelli che costano poco e che promettono una disinfestazione totale.

Se si individuano danni ai filtri, oppure lo sporco è particolarmente resistente, bisognerà sostituirli.

Di norma i condizionatori montano filtri universali costituiti da un fitto intreccio di filamenti di materiale plastico, in grado di bloccare le particelle di maggiore dimensione di polvere, acari e sostanze inquinanti.

Esistono, però, diverse tipologie di filtri: da quelli a carboni attivi, che vanno sostituiti anche una volta all’anno, a quelli elettrostatici e fotocatalitici, costituiti da strutture più complesse.

La ricerca di eventuali perdite di gas

L’ultima operazione da fare per essere tranquilli di aver effettuato una corretta manutenzione del proprio condizionatore è la verifica di eventuali perdite del gas refrigerante.

Si tratta di un problema frequente che, oltre ad essere pericoloso, causa un grave malfunzionamento del condizionatore con un calo di rendimento e un conseguente aumento dei consumi energetici.

La perdita di gas frigorifero inoltre causa danni all’ambiente: 1 kg di gas frigorifero R-410A disperso provoca un livello di inquinamento equivalente a più di 2 tonnellate di CO2. Ricordiamo che l’Europa ha vietato l’uso del gas R-410A dal 2025 in tutti i condizionatori monosplit con carica refrigerante inferiore a 3 kg.

Il controllo del gas deve essere effettuato da un’azienda certificata con personale in possesso del patentino per operare con i gas refrigeranti (Fgas) e l’operazione costa circa 100 euro. Ma ci sono aziende che propongono la pulizia dei filtri, la sanificazione, il controllo del livello del gas, della batteria e la pulizia del tubo condensa anche a 70 euro.

E’ possibile inoltre che il nostro apparecchio abbia bisogno di una ricarica di gas, se notiamo che non raffresca più l'ambiente come una volta. In commercio esistono dei kit che consentono di ricaricare il gas refrigerante del condizionatore in modalità fai-da-te; tuttavia, si tratta di un’operazione che richiede esperienza nell’uso della strumentazione e del gas stesso.

Inoltre, ogni modello di condizionatore utilizza un diverso tipo di gas, dunque è meglio rivolgersi ad una ditta specializzata che verificherà anche i collegamenti tra tubature e saldature.

Anche il condensatore del condizionatore va periodicamente controllato per verificare che gli scambi termici avvengano in maniera adeguata e che il tubo di scarico non sia ostruito. Anche quest'operazione va effettuata da un tecnico manutentore.


Fonte: Quale Energia.

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http://www.cnim.it/cnimnm/manutenzione/?z=48&a=4092Tue, 08 Aug 2017 00:00:00 GMT
INDUSTRIA 4.0: STRUMENTI PER USUFRUIRE DELL'IPERAMMORTAMENTO
E' questo il ruolo attribuito all'accreditamento dalle novità contenute nella Legge di Bilancio 2017, in materia di incentivi alle imprese e in particolare di iperammortamento, ossia la possibilità di aumentare del 150% il costo di acquisto del bene strumentale nuovo, o della maggiorazione del 40% sull'acquisto di determinati beni immateriali funzionali alla trasformazione tecnologica.

Le imprese che vorranno ricorrere a questo incentivo, per i beni aventi un costo superiore a 500 mila euro, dovranno presentare una perizia giurata rilasciata da un tecnico, o un attestato di conformità rilasciato da un Ente di certificazione accreditato.

Per quest'ultimo, dapprima Agenzia delle Entrate e Ministero dello Sviluppo Economico, con circolare congiunta, hanno definito gli Organismi accreditati che potranno rilasciare questo attestato di conformità, ossia quelli di ispezione e quelli che emettono certificazioni dei sistemi di gestione o per la certificazione di prodotti/servizi. Successivamente ACCREDIA, a seguito  di apposite verifiche, ha specificato in apposita circolare (ACCREDIA DC N° 9/2017) che quelli già accreditati dall'Ente potranno operare immediatamente, ma per utilizzare il marchio di accreditamento sugli attestati di conformità e sull'analisi tecnica che li accompagna, dovranno essere accreditati per certificare prodotti (ISO/IEC 17065) o per attività di ispezione (ISO/IEC 17020), ed entrambi gli accreditamenti dovranno essere accompagnati dallo specifico scopo: "Analisi tecnica prodotta ai sensi dell'articolo 1, comma 11, della legge di bilancio 2017 - così come modificato dall'articolo 7-novies del decreto legge 29 dicembre 2016, n. 243, convertito con modificazioni dalla legge 27 febbraio 2017, n. 18".

In questo modo, l'Ente potrà verificare la reale competenza tecnica e la correttezza del comportamento dei soggetti accreditati, per le norme specifiche e, attraverso questi, sulle imprese che richiederanno l'iperammortamento, con vantaggi quindi per la PA, per le aziende stesse e il mercato in generale.

L'attestato, infatti, così come la perizia, deve essere accompagnato da una relazione tecnica che deve entrare nel merito, e specificare come quel bene si inserisca nel processo produttivo dell'azienda, sia interconnesso ai suoi sistemi informatizzati e quindi risponda ai requisiti previsti dalla legge.

Questo attestato non solo costituirà una garanzia che le imprese che richiedono l'incentivo stanno rispettando le regole ma potrebbe rappresentare un supporto in un'eventuale richiesta di credito nei confronti delle banche, che di fronte a un tale documento potranno meglio considerare le richieste delle aziende, specie quelle medio-piccole. È per questo che, per i beni con un costo superiore ai 500mila euro, lo Stato si "affida" all'attività di tecnici iscritti all'albo o a quella degli Organismi accreditati.

Un modello di "sussidiarietà", dove lo Stato si riserva il ruolo di controllore ex-post, e concede fiducia alle imprese, affidandosi alla competenza degli Organismi accreditati, con evidente semplificazione della macchina amministrativa.

Un sistema che pertanto potrebbe essere replicato ed esteso in altri ambiti, senza particolari costi per lo Stato. ACCREDIA, ad esempio, ha firmato di recente un accordo con la Provincia Autonoma di Trento che considera le imprese dotate di certificazione nella categoria a "basso rischio", potendo concentrare questa attività verso le aziende non certificate; migliorando così l'efficacia dell'attività di controllo e soprattutto evitando la ridondanza verso quelle già dotate di certificazione.


Fonte: Accredia.
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http://www.cnim.it/cnimnm/manutenzione/?z=48&a=4091Wed, 02 Aug 2017 00:00:00 GMT
CASA: VERSO L'OBBLIGO DEL CERTIFICATO DI SICUREZZAIn un Paese come il nostro, dove una casa su sei è a rischio crollo e più di due milioni di abitazioni non sono sicure, l 'iniziativa avanzata dal ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio di rendere 'obbligatorio il certificato di stabilità' di un immobile è "un'ottima idea", un'idea "non solo auspicabile" ma che addirittura "va percorsa in tempi brevi". A scandirlo parlando con l'Adnkronos, è l'ingegnere e urbanista de La Sapienza Sandro Simoncini che, però rileva "criticità nell'esecusione dei test tecnici". Intanto Confedilizia alza gli scudi ritenendo più percorribile la strada "di incentivi agli interventi per la sicurezza" di un immobile. Insomma la strada è ancora tutta in salita.

Ci

"Ci sono -spiega Simoncini- problemi da risolvere con chiarezza a partire dall'esecuzione dei test tecnici sulla staticità dell'immobile. Va superato un problema culturale perchè, se sono stati realizzati abusi in una casa, le persone non faranno entrare i tecnici a fare le dovute verifiche per il rilascio del certificato". Quindi, prosegue l'urbanista, il ministro Delrio "dovrebbe prevedere un obbligo con eventuali sanzioni al proprietario se non consente l'accesso ai tecnici". Diversamente, aggiunge, "si rischia di buttare i soldi senza arrivare ad un risultato concreto". Simoncini, inoltre, solleva anche il problema degli aspetti geologici legati alla staticità di un immobile. "Ricordo che il crollo della palazzina romana a Ponte Milvio era legato non a problemi strutturali bensì geologici, ovvero di stabilità del terreno, un fattore mai monitorato e molto poco considerato".

"Solo all'Eur, sempre a Roma, -evidenzia Simoncini- ci sono circa 50 fabbricati che sono inclinati come la Torre di Pisa e ciò è dovuto a problematiche geologiche, quindi ad una cattiva valutazione del terreno al momento della costruzione che non ha portato a procedure tecniche di salvaguardia". La sicurezza di un immobile, chiarisce Simoncini, "è legata a molti altri fattori oltre agli abusi edili, penso ad esempio a bombole di gas illegali". Insomma, rimarca l'esperto, "la verità è che noi italiani dobbiamo cambiare cultura, dobbiamo avere maggiore coscienza dei rischi e, va detto, questi ultimi terremoti in Italia Centrale hanno aperto un varco su questo fronte".

Ma su come cambiare passo rispetto alla sicurezza degli immobili anche Confedilizia fa sentire la sua voce. L'associazione, avverte il presidente Giorgio Spaziani Testa, "sta lavorando con i massimi esperti e con le migliori Università perché il tema della sicurezza degli edifici venga affrontato in modo 'alto', senza atteggiamenti umorali, senza demagogia, senza condizionamenti". "La strada da seguire -indica- ha due linee direttrici: incentivi sempre maggiori per gli interventi finalizzati alla sicurezza, anche in chiave antisismica, e controlli serrati su chi effettua interventi sugli immobili, per scongiurare i crolli derivanti da eventuali abusi. Il resto è superficialità".

L'iniziativa annunciata oggi dal ministro Delrio di legare il 'certificato di stabilità' ad una compravendita o ad una locazione sarebbe "del tutto impraticabile" per Confedilizia e "il mercato immobiliare, già sofferente per una tassazione esasperata sul settore, sarebbe condotto alla paralisi". Inoltre l'organizzazione dei proprietari di casa si aspetta che "iniziative di questo tipo riguardassero in primo luogo gli edifici pubblici". "Il Governo, le Regioni, i Comuni si sono già dotati del certificato in questione per tutti gli immobili di loro proprietà?" chiede Spaziani Testa. "Dobbiamo rilevare -scandisce Spaziani Testa- come questa proposta si ponga in netta contrapposizione con la scelta del Governo Renzi, proseguita fino ad oggi dal Governo Gentiloni, di affrontare il problema della sicurezza degli immobili attraverso la politica degli incentivi, vedi il Sismabonus, e non con l’imposizione di obblighi generalizzati, che hanno il solo effetto di alimentare burocrazia e interessi, distogliendo l’attenzione dagli obiettivi reali".


Fonte: AdnKronos

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http://www.cnim.it/cnimnm/manutenzione/?z=48&a=4090Mon, 31 Jul 2017 00:00:00 GMT
DEL RIO: I GESTORI DI DIGHE E RETI INVESTANO IN MANUTENZIONE«Bisogna che gli enti che hanno le concessioni delle dighe facciano il loro mestiere che è, come per quelli che hanno le reti idriche, manutenzione e investire».
Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, a margine di una conferenza stampa alla Camera.
Sul fronte dell'emergenza idrica, che «bisogna mettere risorse su manutenzione e controllo, bisogna che gli enti gestori mettano nei loro piani di investimenti molto su questo aspetto», mentre per quanto riguarda dighe e invasi «la capienza può essere molto aumentata, possiamo recuperare un terzo ulteriore con gli interventi di manutenzione straordinaria che abbiamo approvato e i cento milioni che abbiamo stanziato».

Più di un terzo dell’acqua si perde in tubature bucate
In media in Italia il 38% dell'acqua potabile non arriva al rubinetto, ma si perde nel percorso: 2,8 milioni di metri cubi al giorno. Milano è la città dove è più basso il valore delle perdite idriche (16,7%), mentre Potenza è la città dove le perdite sono più elevate (68,8%). Fra le grandi città Venezia il 31,7%, Torino il 27,9%, Firenze il 47,1%, Roma il 44%, Napoli il 35,7%, Palermo il 54,6%, Cagliari il 59,3%.

Tavolo in Campidoglio, Raggi: garantire l’acqua
«Ho convocato un tavolo qui in Campidoglio tra Regione e Acea. È un grande risultato, questo è il momento della responsabilità istituzionale», ha detto la sindaca di Roma Virginia Raggi entrando in Campidoglio dove si tiene l’incontro tra Regione Lazio e Acea. «Il Campidoglio - ha detto la prima cittadina della Capitale - è aperto e io sono disponibile a stare qui» il tempo necessario al fine di «garantire l'acqua ai cittadini romani, agli ospedali, alle case di cura, ai pompieri. Non possiamo assolutamente tollerare un eventuale stop per l’acqua ai romani». Il presidente di Acea Luca Lanzalone e l'assessore regionale Fabio Refrigeri sono arrivati in Campidoglio per l’incontro. «Siamo qui per trovare soluzioni e possiamo fare proposte di carattere amministrativo, la parte tecnica ovviamente la farà il gestore», ha detto l’assessore Refrigeri giungendo in Campidoglio. In Campidoglio anche i sindaci del lago di Bracciano in fascia tricolore «per difendere l'ordinanza della Regione Lazio perché il lago sta morendo».

Acea: infondato lo slittamento dello stop alla captazione da Bracciano
Acea, con una nota, segnala che riguardo a una presunta proposta «che vedrebbe l’azienda chiedere di far slittare lo stop alla captazione dal lago di Bracciano dal 28 luglio al 1 agosto, precisa che tale notizia è destituita di ogni fondamento».

Acqua usata in agricoltura al 51%, solo il 20% è per usi civili
Ma come viene usata l’acqua potabile? Nel 51% dei casi per irrigazione, nel 21% per usi industriali, nel 5% per l’energia e nel 3% dei casi per la zootecnia. Solo nel 20% è utilizzata per usi civili. Secondo l’Istat la spesa media mensile di una famiglia per la fornitura d’acqua per uso domestico è di circa 13 euro, mentre quella per l'acquisto di acqua minerale è di 10 euro.

Riunione tecnica con le Regioni al ministero dell’Agricoltura
Il ministero dell'Ambiente ha reso noto che nei prossimi giorni sarà convocata una riunione tecnica con le regioni che hanno avanzato le richieste di stato di calamità, facendo il punto sui danni subiti e le tempistiche di intervento, per poi attivare la procedura di dichiarazione della calamità da parte del dicastero. Per il ministro Martina serve un salto di qualità sul fronte delle infrastrutture irrigue in Italia, soprattutto degli invasi, e per questo ha stanziato 700 milioni da destinare entro l’anno a opere strategiche nel settore.

Realacci: necessarie politiche lungimiranti
Per Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera, «la crisi idrica di questi giorni conferma la necessità di adottare politiche lungimiranti, capaci di contrastare i mutamenti climatici e di adeguarsi a una situazione in forte cambiamento». E domani in commissione, alle 14, è prevista l’audizione del ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti domani nell'ambito dell'indagine conoscitiva avviata sull’emergenza siccità e sulle misure necessarie per affrontarla. «Sarà un’occasione importante - sottolinea Realacci - per fare il punto sulla situazione di criticità idrica in tutta Italia e in particolare su quella del Lago di Bracciano». Sempre domani sarà anche messa ai voti una risoluzione della Commissione, primo firmatario Realacci, sulla piena applicazione della riforma delle Agenzie Ambientali e il potenziamento dell'Ispra».


Fonte: Il Sole 24 Ore

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http://www.cnim.it/cnimnm/manutenzione/?z=48&a=4089Thu, 27 Jul 2017 00:00:00 GMT
TAGLIO DEL NASTRO PER LEONARDO: L'INDUSTRIA DELLA SICUREZZA
Il sito, realizzato a Campo di Pile, accanto alla Thales Alenia Space, ospita 141 dipendenti e viene inaugurato a 8 anni dal sisma che ha distrutto il vecchio immobile.
Alla cerimonia prendono parte i vertici dell’azienda, con l'amministratore delegato Alessandro Profumo in testa, il sindaco dell'Aquila Pierluigi Biondi e il presidente della Regione Luciano D’Alfonso. Sono presenti anche l'ex sottosegretario Gianni Letta e l'ex capo della polizia Gianni De Gennaro.


Leonardo opera nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza: ha la sede principale in Italia ed è presente in modo stabile con propri asset produttivi in quattro mercati principali, Italia, Regno Unito, Polonia e Stati Uniti.

Quello aquilano è uno dei 180 siti, dislocati in oltre 20 nazioni, dei quali 83 sono stabilimenti produttivi (42 in Italia e 41 all’estero).
A livello commerciale, sono circa 150 i Paesi nel mondo che ogni giorno utilizzano prodotti, sistemi e servizi forniti da Leonardo.

Il trasferimento del personale, che dal 2009 è stato ospitato negli spazi del Tecnopolo d’Abruzzo, l’ex polo elettronico, è avvenuto tra aprile e maggio: il nuovo stabile è costato circa 8 milioni, di cui la metà provenienti da fondi comunitari, erogati dalla Regione a febbraio 2014 su richiesta di Finmeccanica.

Nel centro di eccellenza del capoluogo abruzzese si progettano apparati avionici, sia civili che militari, transponditori e apparati di riconoscimento.

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http://www.cnim.it/cnimnm/manutenzione/?z=48&a=4087Wed, 26 Jul 2017 00:00:00 GMT
45% DELL'ACQUA DISPERSA. ACEA: MONITORATE 16.000 VALVOLE IDRICHEIl problema della rete idrica di Roma è lo stato di salute di condotte e tubature che si snodano nel sottosuolo e che in alcuni casi, come nel centro storico, hanno oltre 40 anni di vita e un evidente bisogno di manutenzione.

Il 45% dei 18 mila litri di acqua al secondo che passano attraverso i 6.000 km di tubature sotto la città, è disperso nel sottosuolo.

Nelle ultime settimane Acea ha tentato di correre ai ripari. A luglio l'azienda ha effettuato un monitoraggio sulle 16mila valvole interrate da cui partono le tubature che portano l'acqua ai tre milioni di utenti romani: almeno 1500 perdevano acqua.
Ma è solo un primo passo. Bisogna aggiungere le perdite occulte di acqua che si accumula lungo le paratìe, dette saracinesche, poste a regolare distanza sulle tubature: spesso infatti si rompono.

La situazione è critica nel centro storico ma anche nel litorale e in alcuni nuovi quartieri limitrofi al Raccordo: l'azienda ha recuperato oltre 100 litri di acqua al secondo, ma ci vuole ben altro.
A breve partiranno interventi di riparazione per individuare le perdite occulte con tecnologie elettroacustiche e, secondo l'azienda, entro il 2017 si dovrebbe mettere in sicurezza tutta la rete idrica: sei gli appalti finora pubblicati per lavori di manutenzione.

Negli ultimi quattro anni l'azienda ha speso 500 milioni per mettere in sicurezza la rete fognaria, come previsto dall'Unione Europea, aggiustare scarichi non a norma e realizzare nuovi impianti di depurazione. Ma ora è urgente mettere in sicurezza una rete che fa acqua - è il caso di dire - da tutte le parti.

I paesi del nord Europa, Danimarca e Germania in testa, spendono ogni anno da 80 a 100 euro per abitante per fare lavori di manutenzione e rifacimento sulla rete idrica, a Roma appena 34.

E le condutture sono così obsolete che spesso si verificano perdite a distanza di pochi metri negli stessi tratti appena restaurati.


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http://www.cnim.it/cnimnm/manutenzione/?z=48&a=4088Mon, 24 Jul 2017 00:00:00 GMT
CNIM srl ACCREDITATA PER ATTIVITA' DI AUDIT AER.P-145 Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE MicrosoftInternetExplorer4

CNIM srl ha ottenuto l'accreditamento da parte della Direzione Armamenti Aeronautici e per l’Aeronavigabilità del Ministero della Difesa (DAAA) secondo la norma AER.P-145 (Certificato n: 006)  per effettuare attività di audit presso aziende che si occupano di manutenzione in campo aeronautico militare e che potranno, a seguito dell’esito positivo degli audit condotti da CNIM, essere certificate dal Ministero stesso.

Le aziende che si occupano di manutenzione in campo aeronautico militare – aeromobili e/o componenti - devono mantenere un accreditamento ministeriale per attestare che la loro attività è conforme allo standard europeo previsto dalla norma AER.P-145 e per testimoniare al mercato che sono in possesso dei requisiti tecnico-organizzativi e delle competenze necessarie per operare nel settore. La norma AER.P-145 recepisce ed introduce nel quadro normativo nazionale lo standard EMAR 145 – European Military Airworthiness Requirement.

CNIM può contare su una squadra di auditor che mettono in comune l’esperienza nella valutazione dei sistemi di gestione e l’esperienza pluriennale nel settore aeronautico e della difesa.

Inoltre, la rapidità nel riscontro e la cura empatica delle esigenze del cliente ci contraddistinguono da sempre.

Per le informazioni relative alle attività di audit di CNIM srl, le aziende interessate possono contattare la segreteria tecnica via e-mail oppure al numero 064745340.

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http://www.cnim.it/cnimnm/manutenzione/?z=48&a=4086Tue, 13 Jun 2017 00:00:00 GMT
INDUSTRIA 4.0: COME CAMBIERA' LA PRODUZIONE INDUSTRIALE ?Parlando di industria va considerato che l'evoluzione passa attraverso le tecnologie, le nuove applicazioni, la convergenza e la contaminazione tra settori attigui e lo fa con l’obiettivo di generare qualità più elevata, velocità, maggiore produttività, risparmio energetico e di risorse, ambienti produttivi più rispettosi e vivibili.

Al riguardo la domanda che si sente ripetere è "Come cambierà la produzione?".

Un elemento fondamentale dell’evoluzione dell'industria è la sempre più presente automazione dei processi produttivi e di quelli distributivi.

Industria 4.0 si definisce tendenza dell'automazione industriale a integrare nuove tecnologie produttive per migliorare le condizioni di lavoro e aumentare la produttività e la qualità produttiva degli impianti e di conseguenza dei prodotti.

La diffusione del concetto di Industria 4.0 è stata molto diversificata nel mondo, in ambienti industriali e della ricerca, tanto da non poterne avere una definizione univoca. Industria 4.0 può essere identificato con l’insieme di una serie di tecnologie abilitanti quali “Internet of Things” (IoT), Big Data Analytics, Robotica collaborativa, Additive Manufacturing o Digital Factory. Attraverso queste tecnologie abilitanti, le imprese hanno la possibilità di innovare radicalmente il loro modello di business.

Dunque dobbiamo aspettarci un cambiamento sia nelle tecnologie e nelle capacità di dialogo tra esse ma anche un cambio di passo e di profilo in coloro i quali sono e saranno demandati a guidare questa nuova rivoluzione industriale.

Marco Taisch, Professore Ordinario al Politecnico di Milano – Manufacturing Group dove insegna Advanced and Sustainable Manufacturing e Operations Management e conoscitore del mondo di Industira 4.0 sostiene che le competenze delle diverse figure aziendali, a tutti i livelli dell’impresa, devono necessariamente evolvere verso un mondo in cui l’aspetto fisico e tangibile si accompagna a quello ‘digitale’ e virtuale basato sul dato.

La capacità di leggere, analizzare gestire dati e informazioni diventa l’elemento fondante di ogni professionalità del futuro. Le decisioni, che una volta potevano essere basate su intuito, devono oggi lasciare il posto a razionali e quantitative analisi di contesto. Per queste ragioni, quella che stiamo vivendo oggi non è solo una rivoluzione tecnologica ma anche e soprattutto culturale.


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http://www.cnim.it/cnimnm/manutenzione/?z=48&a=4084Tue, 23 May 2017 00:00:00 GMT
CROLLO VIADOTTI: SERVONO 2,5 MLD PER LA MANUTENZIONE. SI SPENDONO 450 MLNIn cifre, l'Anas spende circa 500 milioni all’anno, ma ne servirebbero ben 2,5 miliardi per i lavori previsti per manutenzione straordinaria, messa in sicurezza e miglioramento di 26.436 km della rete stradale nazionale.

Nel Piano 2016-2020 della società, con un piano di 23,5 miliardi di euro, di cui 16 disponibili, si prevede una spesa media di 1,04 miliardi l'anno.

La spesa effettiva ad oggi, anche se doppia rispetto agli anni scorsi, nel 2016 è stata di 450 milioni di euro, e si prevede di portarla a 5-600 milioni nel 2017.

A conti fatti per la manutenzione straordinaria della rete stradale italiana si spendono  450-500 milioni l'anno, mentre la cifra occorrente secondo stime si dovrebbe aggirarsi attorno a cinque volte tanto.

Il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio,  il suo precedessore Maurizio Lupi, e il presidente Anas Gianni Armani, stanno intanto  cercando di sbloccare alcuni iter per le opere, tra cui il contratto di programma 2016-2020  bloccato da mesi.

Per quest'anno il piano industriale Anas prevedeva di salire a 650 milioni e a 1,1 miliardi nel 2018, ma il ritardo nell'approvazione del Contratto 2016-20 sta rallentando la “macchina” della manutenzione.

Per il Piano 2016-20 gli investimenti saranno di 5,2 miliardi di manutenzione straordinaria, e altri 5,3 per potenziamenti strutturali.

In Italia, durante gli ultimi decenni  . sostiene Matteo Ignaccolo, presidente dell'Associazione italiani ingegneri del traffico al Sole 24 ore - si è investito poco nella manutenzione”. “Il problema - aggiunge Ignaccolo - è anche dovuto al traffico merci pesanti quasi tutto su gomma, con strade, ponti e viadotti, sottoposti a iper sollecitazioni che ne accelerano l'usura”.

Nel caso di Fossano - per Massimo Mariani, consigliere nazionale Ordine degli Ingegneri - è difficile sospettare che dopo 27 anni il cemento sia stato provocato da un problema costruttivo, se no il ponte sarebbe crollato molto tempo prima, anche per via di alterazioni non prevedibili ma che bisogna sempre mappare".

Ed quello che sta facendo Anas - spiega Fulvio Soccodato, direttore Manutenzione Anas - grazie ai "cantonieri" coi quali mappiamo il fabbisogno di manutenzione quali strade e altro”. Secondo la mappatura fornita per il 2016 il fabbisogno quinquennale per la manutenzione delle strade è di 12,5 miliardi di euro, togliendo le opere già fatte e aggiungendone altre.

A questo punto, è rilevante il lavoro dei cantonieri, che si prevede aumenteranno di altre 900 unità nei prossimi anni attraverso le assunzioni sbloccate dal Milleproroghe 2017.

Per il 2018 la spesa prevista è di 1,1 miliardi, meno rispetto al bisogno di 2,5 miliardi l'anno. La priorità sarà data alle messe in sicurezza dei viadotti attraverso interventi già finanziati.

A restare indietro, e fanalino di coda, sarà una quota dei “miglioramenti” e potenziamenti delle strade.


Fonte: Lavori Pubblici.

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http://www.cnim.it/cnimnm/manutenzione/?z=48&a=4083Thu, 27 Apr 2017 00:00:00 GMT
LA MEDICINA DEL FUTURO: DISPOSITIVI INDOSSABILI PER IL MONITORAGGIOIn molte nazioni il rapporto tra i pazienti e il medico di base è quantomeno migliorabile e il machine learning promette di farlo. Non è cattiva volontà delle due parti in causa: è tutto il sistema delle visite di controllo che appare deficitario in un'epoca in cui unosmartphone è in grado di raccogliere più dati sulla nostra forma fisica rispetto a quanto sa di noi il nostro medico di riferimento.

E secondo i critici la situazione non è destinata a migliorare, tanto che anche analisti non proprio del settore medico come Gartner hanno indicato che la tecnologia, tra wearable e machine learning, cambierà presto il nostro modo di vedere (e vivere) la medicina. E non c'è solo quello.

Partiamo, come Gartner, dal "piccolo" delle esperienze quotidiane dei potenziali pazienti. Le aziende produttrici di wearable, tra smartwatch e braccialetti fitness tracker, hanno capito che gli unici mercati di riferimento oggi sono gli appassionati di sport e quelli attenti alla salute.

E i primi sono un settore già saturo. Quindi è solo naturale che i prodotti più recenti, tra hardware e software, puntino sulle funzioni per valutare direttamente qualche parametro fisico (oggi le pulsazioni cardiache, domani chissà) e comunque sul dialogo con altri oggetti che facciano lo stesso, dalle bilance ai misuratori di pressione passando persino per gli ossimetri.

Tutta la mole di dati raccolta dai wearable e da altri oggetti "clinici" collegabili al nostro smartphone è una fonte di informazioni potenzialmente molto dettagliate sul nostro stato di benessere e anche di salute fisica. Per questo Gartner immagina la diffusione di "assistenti medici" personali (li chiama VPHA, Virtual Personal Health Assistant) che possono analizzare queste informazioni per soddisfare le esigenze diagnostiche di base, quelle per cui di norma si andrebbe dal medico.

Va sottolineata comunque l'espressione "di base". L'intelligenza - immancabilmente in cloud - degli assistenti medici virtuali può fare un buon lavoro nel rilevare i parametri, contestualizzarli storicamente ed evidenziare eventuali scostamenti dalla norma, ma l'interpretazione di tali scostamenti al momento non si può affidare solo a un algoritmo. O comunque nessun produttore si assumerebbe una tale responsabilità, come nessuno oggi presenta il suo smartwatch come uno strumento medico.

Ma l'idea di base appare giusta e ha le sue applicazioni anche in ambiti di fascia nettamente più elevata. L'estensione più ovvia dei wearable oggi così semplici è il monitoraggio virtuale continuo per i pazienti e in particolare per chi ha patologie croniche.

Già oggi esistono sistemi di monitoraggio che usano telecamere o sensori di base (come gli accelerometri per le cadute), ma operano in ambienti limitati e sempre con una logica reattiva. Possiamo pensare invece a wearable più evoluti, collegati a un sistema di intelligenza artificiale che analizzi costantemente i dati rilevati per poter dare segnalazioni anche proattive.

Sono meno futuribili le applicazioni del machine learning nella diagnostica, un altro campo in cui l'apprendimento automatico mostra interessanti potenzialità. GE ha già progettato un sistema - la Health Cloud - in grado di collegare in rete circa mezzo milione di suoi dispositivi di diagnostica per immagini. Lo scopo principale al momento è quello della condivisione dei dati tra più medici anche molto distanti fra loro, per sopperire alla mancanza di competenze che possono esserci in un ospedale o comunque per favorire lo scambio di informazioni e di opinioni.

Ma in prospettiva c'è l'ennesima applicazione utile del principio di base del machine learning: addestrare gli algoritmi con enormi moli di dati, stavolta diagnostici, per arrivare a un sistema in grado di evidenziare anomalie molto più velocemente e in maniera più precisa di un medico. O anche di correlare queste anomalie con altri parametri secondo correlazioni scoperte dopo aver "digerito" una quantità impossibile, per un medico umano, di informazioni diagnostiche, ricerche cliniche, analisi e quant'altro.

GE ha lavorato sulla diagnostica per immagini ma il principio è applicabile per qualsiasi tipo di dati clinici. Il machine learning ha la "pazienza" e il raggio d'azione che i medici umani non possono fisicamente avere, mentre questi hanno la capacità di gestire le anomalie che un sistema artificiale non ha. Per tanti motivi - tra cui molti legali e psicologici - è improbabile che nel prossimo futuro ci affideremo completamente a un diagnosta virtuale. Ma non sarebbe strano se fosse proprio questo a segnalare al nostro specialista le anomalie anche minime che sarebbe bene approfondire.


Fonte: 01net.

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http://www.cnim.it/cnimnm/manutenzione/?z=48&a=4082Wed, 26 Apr 2017 00:00:00 GMT