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LA "MANUTENZIONE CONTABILE" E IL PASSO NECESSARIO DA BRUXELLES
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lunedì 30 gennaio 2017
Evitare la procedura di infrazione senza ricorrere alla classica manovra correttiva. L’obiettivo del governo (anticipato sul Sole 24 Ore nei giorni scorsi) è stato confermato ieri sia dalle parole del premier Paolo Gentiloni da Madrid e dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan da Bruxelles, dove ieri si è tenuto l’Ecofin.

La traduzione pratica di questo obiettivo, sempre secondo il calendario del governo, arriverà nel cantiere del Def, ad aprile.
Fin qui la strategia, che per essere perseguita fino in fondo ha bisogno però anche di un passo dell’Europa. La ormai famosa lettera della commissione, a cui il governo italiano è chiamato a rispondere entro mercoledì, chiede infatti un aggiustamento pari a due decimali di Pil, cioè 3,4 miliardi. Cifra difficile da raggiungere senza un correttivo vero e proprio.

La strada più semplice della «manutenzione contabile», che passa da una rimodulazione dei fondi di bilancio senza dare l’idea di un intervento di emergenza, è invece più facile da percorrere se il conto europeo dovesse dimezzarsi, attestandosi a un decimale di Pil (1,7 miliardi). Le ipotesi per arrivare a questo risultato sono al momento più d’una, e sono in fase di studio da parte dei tecnici in vista della risposta da indirizzare alla commissione la prossima settimana. Nella lettera si affermerà che l’Italia non violerà i parametri europei, anche per evitare costi aggiuntivi nel servizio al debito determinati da una crisi di fiducia sui nostri titoli, ma si ribadirà anche che la crescita non può essere sacrificata. A rafforzare questa impostazione, il documento italiano dovrebbe tornare a ribadire due aspetti: i «fattori rilevanti», cioè la crescita ancora debole e la deflazione che nel 2016 ha aiutato a spingere il peso del debito, e le «circostanze eccezionali», rappresentate dal terremoto infinito del Centro Italia e dal fenomeno migranti.

Il confine fra spese «eccezionali» e «strutturali», in realtà, va ancora tracciato con precisione. Oltre alle spese per emergenza e ricostruzione, infatti, nell’ottica italiana il terremoto impone anche impegni di tipo «strutturale» all’interno del programma di prevenzione antisismica:tema già dibattuto e in parte riconosciuto dalla stessa commissione Ue a novembre, nell’esame del nostro progetto di bilancio, e tornato ulteriormente di attualità dopo le scosse delle scorse settimane. Alla luce di questi aspetti, l’Italia dovrà dettagliare le eventuali contromisure da prendere comunque.

La partita sui decimali è comunque in pieno svolgimento, e la risposta definitiva arriverà solo il mese prossimo. Se questa andrà incontro almeno in parte alle richieste italiane, sarà possibile evitare misure di diretto impatto sui conti dei cittadini, tanto più indigeste dopo che la semi-bocciatura dell’Italicum da parte della Consulta sembra aver accelerato la corsa verso le elezioni. Anche in questo caso, non è escluso che il mini-aggiustamento possa passare da un decreto legge, ma in ogni caso dopo il via libera al Def.

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