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LA PANDEMIA E LA FAVOLA "AL LUPO AL LUPO"
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lunedì 8 marzo 2010

La pandemia suina, che non è stata una vera pandemia, ha lasciato strascichi importanti, dal punto di vista della credibilità delle istituzioni sanitarie.

In effetti, più che a un fenomeno sanitario, si è assistito a un fenomeno socio-mediatico e finanziario su cui forse è utile ragionare in vista di futuri eventi simili.

Un fatto è certo: fin dal momento in cui venivano  diffuse le prime notizie, nulla, assolutamente nulla di oggettivo autorizzava a diffondere tanto allarmismo fra la gente.

Ancora ricordiamo i titoli in prima pagina di molti quotidiani, due in particolare sul Riformista: uno parlava di "Ecatombe" prevedibile nei mesi immediatamente successivi in Gran Bretagna; un altro, a firma Peppino Caldarola, "Mio figlio se l'è presa", rasentava addirittura il ridicolo.

D'altra parte, non si possono neppure dimenticare i soldi pubblici spesi per acquistare milioni e milioni di dosi di vaccino (un vaccino, peraltro, molto criticato), rimaste largamente inutilizzate e che hanno in alcuni casi dato luogo a contenziosi legali (in Francia ad esempio). Il Presidente Novartis al riguardo ha pubblicamente detto: "la prossima volta che ci sarà una pandemia, e ci sarà una pandemia, i governi degli stati pagatori affidabili, saranno trattati diversamente dagli altri".

Al di là di tuto, il dato più preoccupante che emerge da tutta questa vicenda è che se oggi si diffondesse la notizia di un nuovo virus, questa volta pericoloso, con ogni probailità si assisterebbe a un fenomeno, anora una volta mediatico, di altrettanto colpevole sottovalutazione.
E se fosse questo quel che si voleva ottenere?
Una cosa è certa: bisogna sforzarsi di basarsi sui dati di fatto, non su emozioni irrazionali come la paura (sarà per questo che Giovanni Paolo II, il "santo subito" autore del famoso "non abbiate paura", non diventa santo?).

Di seguito una
trasmissione sulla televisione svizzera RSI che fa praticamente a pezzi le istituzioni sanitarie.



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