Un noto giornalista diceva: una coincidenza può capitare; due coincidenze è una singolarità; tre è la prova di qualcosa.
Ultimamente è tornata nuovamente alla ribalta Via Gradoli a Roma. Nota per essere la strada in cui è stato tenuto progioniero l'On. Aldo Moro nel 1978 da parte di Moretti e degli altri brigatisti rossi, si scoprì poi che nella stessa strada i Servizi affittavano numerosi appartamenti (24) utilizzati per ospitare persone informate di fatti.
Lo scorso anno Via Gradoli è tornata alla ribalta con la vicenda Marrazzo e con la morte della transessuale Brenda direttamente coinvolta e morta in circostanze non chiarite a poca distanza da Via Gradoli (il corpo di un'altra transessuale - di cui nessuno parla più - fu ritrovato nella periferia romana abbandonato da diversi giorni).
Infine (ma ci sono altre vicede minori non meno singolari) anche la vicenda Fastweb che vede coinvolto, fra gli altri, Gennaro Mokbel, arrestato di recente per vicende di ricilaggio e frode fiscale di proprorzioni storiche.
Il Mokbel ha abitato in Via Gradoli; non solo, sua sorella Lucia abitava esattamente accanto all'appartamento-covo in cui era tenuto progioniero il Presidente Aldo Moro.
Lucia Mokbel alloggiava alla porta accantocol convivente Gianni Diana, impiegato da un commercialista amministratore di immobili in cui figuravano anche società in mano ai servizi segreti. Gli stessi servizi segreti che avevano in via Gradoli appartamenti intestati a società di copertura.
La Mokbel al primo processo Moro raccontò la storia di un bigliettino, poi sparito, in cui lei faceva sapere di aver sentito alle tre di notte il ticchettio di una trasmissione in Morse che proveniva dall’appartamento adiacente, il covo delle Br. Un biglietto consegnato agli agenti di polizia che il 18 marzo erano andati a bussare a parecchie porte del condominio e che era indirizzato al commissario Elio Cioppa, che poi risultò iscritto alla P2. «Non mi fu dato l’ordine di perquisire le case — riferì in aula il sottufficiale Merola —. Era solo un’operazione di controllo durante la quale furono identificati numerosi inquilini, mentre molti appartamenti furono trovati al momento senza abitanti e quindi, non avendo l’autorizzazione di forzare le porte, li lasciammo stare, limitandoci a chiedere informazioni ai vicini. L’interno 11 fu uno degli appartamenti in cui non trovammo alcuno. Una signora che abitava sullo stesso piano ci disse che lì viveva una persona distinta, forse un rappresentante, che usciva la mattina e tornava la sera tardi». Ma Lucia Mokbel—la signora in questione — aggiunse di aver dato ai poliziotti, perché lo consegnassero al dottor Cioppa, un biglietto in cui diceva di aver sentito la sera prima segnali in Morse provenienti dall’appartamento adiacente.