Man mano che gli effetti della crisi si acuiscono, si rischia di vedere sempre più scelte dissennate e persino crudeli, pur di non rimanere a terra.
Come la scelta che hanno fatto gli abitanti di Serra D'Aiello (Cosenza).
Quattro cadaveri in un solo loculo. La Procura della Repubblica di Paola ha trovato quel che cercava: gli scomparsi della clinica Papa Giovanni XXIIIdi Serra d'Aiello, gestita dal prete don Alfredo Luberto. O meglio: alcuni degli scomparsi. Uomini e donne abbandonati in una struttura per decenni fatiscente ma che era un pozzo di San Patrizio, oltre che un bacino elettorale intoccabile. Persone a cui è stata negata ogni dignità. Fino al punto da negarne l'esistenza.
Quasi il doppio il numero dei dipendenti: padri, madri, figli assunti in blocco. Quasi tutti a Serra d'Aiello avevano almeno uno o due parenti che lavoravano nella clinica. Senza specializzazioni mediche nella quasi totalità dei casi. Era la Fiat di Serra d'Aiello, il posto dove tutti trovavano lavoro.
E' la "clinica degli orrori". Quasi DUEMILA dipendenti, in una clinica per malati di mente che vivevano tra epidemie di scabbia e pidocchi, lesioni personali, botte, abbandono. Fino ad arrivare alle sparizioni nel nulla, decine di degenti scomparsi, e non si sa se per nascondere omicidi e morti sospette o addirittura per traffico d'organi.
Un intero paese complice dell'andazzo di questo manicomio a gestione regionale, un intero territorio attaccato a succhiare il sangue di vittime innocenti. Nessuno ha parlato, nessuno si è sognato di denunciare. Perché avevano paura"? Si, ma non al punto di rifiutare il posto fisso a torturare disabili.
C'è la crisi, il lavoro è sopra ogni cosa.
Fa come sempre riflettere, poi, come anche questa notizia abbia suscitato ben poca attezione, almeno a paragone di quella di Morgan che non va a Sanremo.