Più di qualcuno ritiene che mercato libero e concorrenziale significhi esclusivamente abbassare i prezzi dei servizi.
Noi riteniamo che servizio offerto in un mercato libero significhi innanzi tutto mettere in condizione il Cliente di scegliere il servizio migliore, dal punto di vista tecnico e dal punto di vista economico, comunque senza mai incidere la bontà del servizio offerto.
Così è per la Certificazione.
Non è infrequente, invece, sentirsi dire da una Impresa che intende cambiare ente di certificazione perché ne ha trovato un altro che effettua lo stesso servizio ad un prezzo tecnicamente ingiustificabile, ad esempio riducendo ad un minimo inimmaginabile la durata dei sopralluoghi, ovvero evitando di creare problemi - almeno nell'immediato - al cliente stesso.
Così come non è infrequente che una impresa consideri la Certificazione, principalmente a causa della condotta di operatori spregiudicati, un mero bollino da acquistare e apporre sulla propria carta intestata per partecipare a gare, mettersi in regola con normative di legge, etc.
Capita pure di trovare, talvolta, "Consulenti" titolari (direttamente o indirettamente per il tramite di familiari ed amici) di varie società di consulenza, di enti di certificazione, di società organismi di attestazione (il nuovo albo dei fornitori pubblici), e che - soprattutto - si occupano di procacciare finanziamenti, anche pubblici, per le società che intendono certificarsi: questi, privi peraltro di titoli di studio e di qualificazione specifici, hanno la arroganza di imporre alle imprese l'ente di certificazione a loro giudizio migliore (perché gli ispettori non creano problemi, perché l'ente garantisce delle royalties commerciali, etc.): pena la sospensione dei finanziamenri, viene da chiedersi ottenuti come.
Ovvero di trovare professionisti che formano una cricca delinquenziale con l'obiettivo di svolgere contemporaneamnete il ruolo di consulenti, progettisti, promotori commerciali e ispettori per la cerficazione, con l'accordo addirittura di imitare reciprocamente le loro firme così da ottimizzare tempi e guadagni, raggirando - più volte - anche i loro stessi clienti.
Capita, infine, che un Cliente di dimensione particolarmente rilevante abbia la presunzione di pretendere che le certificazioni vengano eseguite anche su impianti non verificabili e, quindi, mai regolarmente verificati; pena la minaccia di avviare una azione giudiziaria, pretendendo il pagamento di penali e quant'altro, confidando sulla lunghezza dei procedimenti civili e sugli elevati costi della inevitabile assistenza legale.
Non si vuole qui demonizzare nessuno, o santificare qualcun'altro: certificare, tuttavia, vuole dire saper dire di no a tali peverse degenrazioni, dannose innanzi tutto proprio per le imprese che - così - non crescono e finiscono in balia di concorrenti più capaci, magari internazionali.
Certificare vuole anche dire denunciare queste situazioni, in modo circostanziato e puntuale.
Stupisce che di queste cose tutti parlino e nessuno scriva: probabilmente molti non sono liberi di poterlo fare, a causa delle pressioni economiche a cui sono sottoposti (tutti hanno bisogno di uno stipendio, specie di questi tempi). Il CNIM, non essendo un ente che fa del lucro la sua principale ragione di esistenza, saprà dire di no ove occorra, per rispetto - anzitutto - proprio di chi lo ha scelto quale ente di certificazione e dei clienti di questo, i Consumatori.